Archivi del mese: dicembre 2010

un posto chiamato vaffanculo


E’ quello dove molte persone dovrebbero andare ad abitare, ma spesso non lo fanno. A mio avviso farebbe bene un pò a tutti soggiornarci, di tanto in tanto. Alla fine è un posto come un altro, con l’aggiunta che non si ha nulla da dover fare. Semplicemente andarci. Quante volte ci capita di invitarci la gente? E quante altre volte viene consigliato a noi? Un’infinità. E ci offendiamo. Errore! Mai offendersi, perchè un bel pò di vaffanculo dispensano il quieto vivere.

Chi, quale elemento, sta al podio del vaffanculo? Nel mio personale caso il vicino di appartamento. Lui è il soggetto che più di tutti ha ricevuto il gentile invito dalla sottoscritta. Ma niente, persiste a parlare ininterrottamente tutte le sere fino a tardi con la sua consorte, impedendomi di entrare nella tanto agognata fase rem. Perchè? Perchè non ha un beneamato cazzo da fare, nemmeno scopare. E ciò, se ci penso col senno di poi, mi rattrista. Ma poi torno a mandarcelo, perchè ha rotto la ciolla! L’ha decisamente frantumata, sfranta, scartavetrata, limata. Il richiamo ad una giusta vita di condominio non è servito. Nè in modi gentili, nè in quelli cattivi. Dunque spero, con tutto il cuore, che in quel posto ci vada per merito di qualcun’altro, più incisivo di me. Per gente di un certo tipo, prima o poi, arriva il momento in cui non si può rifiutare l’invito.

Al secondo posto troviamo il mitico o la mitica passante che mi urta con il gomito e mi scaraventa oltre il marciapiede. Ecco, quello/a è la mia preda preferita per il vaffanculo. E tutte le volte la domanda antecedente il vaffanculo è sempre “ma sono invisibile?“. Mi chiedo, com’è che io, anche in momenti di folla sul marciapiede, non urto mai nessun passante. Come faccio a dribrarli così eccellentemente? Sono io aliena o sono loro stronzi? A volte la risposta mi risulta confusa o non mi arriva mai. Così passo oltre ma nel mio oltre c’è sempre un altro o un’altra passante di merda che mi prende dentro e mi fa male. Mi spiace ogni volta far voltare 100 teste, perchè quando invito i suddetti elementi, lo faccio a toni un pelo alti.

Non meno importanti sono i ragazzoni che quando passo mi dicono “ciao bela” (la singola L è voluta) o che saltano i saluti e vanno direttamente alla proposta sessuale. Con annessi “belisima stupendisima meravigliosisima” e bla bla bla. Io sono pure contenta se mi si fa un complimento ma:

a) non per forza deve essere accompagnato da sibili, mugugni o pseudo orgasmi da strada
b) gradirei la pronuncia del complimento sia corretta
c) prima mi guardi, considerato che cominci a farmelo appena intravedi la possibilità sia un soggetto di sesso femminile

Ecco questi personaggi sono spesso invitati al vaffanculo, a volte sibilato tra i denti, altre volte se ho del tempo da spendere, fermandomi e indicando loro bene la strada da intraprendere. Ma ogni volta si ritirano, rifiutando. E che delusione… non potete capire. Ma spero un giorno uno di loro mi dia retta.

E poi arrivano tutte le persone che mi elogiano allo sfinimento o che comunque mi chiedono un rapporto e poi… puff! Scompaiono. Non che senta la loro mancanza, ovvio. Gente così è meglio perderla che trovarla ma… posso esimermi dal mandarceli? Diciamo che mi viene spontaneo pensare che siano talmente superficiali che non potrebbero mai gestire un qualsivoglia rapporto con la sottoscritta. Quindi tanto vale che vadano affanculo. Almeno li ci sguazzano bene, è il loro habitat naturale. Perchè tenerli ingabbiati in una realtà che non gli si confà? Mi considero dunque generosa, ma loro sono irrispettosi fino alla fine! Perchè non ci vanno mai!

Dunque ditemi voi se non dovrebbero aprire un’agenzia solo per mandare tutti a fanculo!

Facciamo una petizione?

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babbo natale non esiste


Quando mi fu detto, ai tempi passati, direi secoli fa, non feci una piega. Perchè a Babbo Natale io non ho mai dato credito. Chi mai dall’alto manderebbe un personaggio del genere a distribuire regali? Peccato che i bambini non leggano i blog, altrimenti avrei parlato loro, con totale onestà. Confessando apertamente che il loro beneamato Babbo non esiste. Sono felice di essere cresciuta con questa verità. Perchè va apprezzato lo sforzo dei nostri genitori che comprano, portano a casa e impacchettano i tanto agognati doni. Ma devo ammettere che da allora ad oggi qualcosina è cambiata.

La scena che più sovente mi si propone è quella del centro commerciale, due o tre giorni prima del Natale. L’allegra famiglia davanti alla distesa cosmica di pandori e panettoni. E i due pargoli al seguito. Sono lì che guardano ogni singolo ingrediente delle scatole, che le maneggiano con ardore, che si consigliano e nel frattempo, qualcuno, non è molto d’accordo e compie ripetute gesta per palesare il suo diniego: il bambino che vuole passare al reparto giocattoli.

Ciò che avviene è in ordine cronologico questo:

1. il bambino tira la maglia della mamma mugolando
2. il bambino comincia a strabuzzare gli occhi ed emettere suoni tipo “mmmmmmmh” molto striduli
3. il bambino tira la maglia delle mamma e nel contempo si siede per terra, così che la madre si pieghi e si accorga della zavorra
4. all’indifferenza della madre, il bambino risponde con un grido inferocito
5. la madre cerca di strapparsi dalla presa del figlio ma egli inizia anche a distendersi sul pavimento
6. la madre si incazza in maniera soft e si volge altrove, smettendo di cacare il bambino

7. di fronte a tale atto il bambino inizia a contorcersi sul suolo del centro commerciale, gridando frasi contenenti la parola “mamma” seguita da parolacce ed impropri di stampo infantile, lacrime e grida convulse, vestitini strappati di dosso, idem i capelli

8. madre, padre e figlio più grande lo raccattano da terra con modi bruschi scaraventandolo nel carrello e si dirigono al reparto giocattoli

Il paragone al secolo passato, ovvero il periodo della mia infanzia, può apparire ipocrita o falso. Ma la scena che si creava, ai tempi, tra me e mia madre era la seguente, ve lo garantisco:

1. Little Miz si trova nel reparto pandori e panettoni del supermercato di quartiere con madre, padre e sorella maggiore

2. Little Miz nota da lontano il reparto giocattoli

3. la madre di Little Miz si volta verso di lei chiedendo quale panettone desideri e la pargola indica quello dove c’è il regalo attaccato, la madre lo mette nel carrello

4. la famiglia di Little Miz si avvicina al reparto giocattoli, passandoci davanti
5. Little Miz contrariata tira la maglia alla madre dicendo “ma i giochi?”
6. la madre di Miz replica “non possiamo ora… facciamo mese prossimo ok?”
7. Little Miz un pò triste non replica ma continua a voler spingere il carello

Quando la mattina di Natale mi alzavo per andare a controllare l’albero c’era sempre un regalo per me. Ed era sempre una gioia immensa. Bene, questo post ovviamente non vuole farvi commuovere, tutt’altro. Vorrei che i bambini potessero sapere quanti sacrifici i genitori fanno per potersi permettere un regalo. Ahimè però, come è mutata la reazione dei bambini di fronte ad un “no”, così è cambiata la regolazione dell’entità-regalo-per-figli.

Quando i bambini del 2000 si alzano la mattina di Natale, sotto l’albero, ci  trovano un’industria di giocattoli e Willy Wonka che fa da cicerone. E coi prezzi che ci sono oggi, direi che le famiglie o fanno i mutui o davvero non si può proporre lo spreco. Ovvio che si parla generalizzando (per fortuna esistono ancora famiglie dei tempi miei, dove i bambini erano ancora privi di epilessia virtuale) ma tutto questo è triste. Perchè le famiglie che si sono messe a novanta per farsi passare i bancomat nella crena del culo non capiscono che tutto il merito di questo va… a lui, a Babbo Natale.

Ma un figlio può crescere irriconoscente fino all’età della ragione? Naaah!

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e se passi all’altra sponda


E arriva il momento in cui la donna lo dice.

Io con gli uomini ho chiuso!

Beh, il 99% non lo fa realmente, ma c’è quella cogliona in mezzo che invece ci prova. A passare all’altra sponda. Cos’è che fa? Comincia ad uscire coi gay, va ai locali gay e incontra le donne gay. Le sceglie. Le seleziona e poi decide.

Ecco, quella lì, io ora vado con quella li e mi farà sentire bene e finalmente uno scambio equo, romantico, duraturo. Fanculo gli uomini!

Eh si, proprio così. Una donna almeno una volta nella vita lo pensa, che fare il salto della quaglia rende meglio. Ed inizia la sua odissea. Non va proprio così la situation. Non è in questo modo che si volta pagina. Perchè non ci si rende conto in che casino ci si sta mettendo.

Sicuramente la cottarella scatta, prima o poi. Le donne ci sanno fare meglio degli uomini, e si sa. Seduzione a palla, promesse, parole. Tutto ciò insomma che il maschietto è sempre stato incapace di fare, preso all’inverosimile dalla voce maestosa dei suoi coglioni, che lo implorano, lo pressano, lo formicolano.

ti pregoooo facci dimagrireeeeeeeee

Si esce, una cioccolata, una bibita, insomma, dipende dalla stagione del cambio di guardia. E poi ci si saluta, dopo un pomeriggio piacevole, fatto di fugaci sguardi alle vetrine dei negozi, fatto di confidenze sull’ultima candida che ci siamo prese, fatta da frasone sull’amore e su come siamo stanche di dare dare dare e non ricevere mai. E taaaac, sicuro scatta l’sms mentre siamo di ritorno.

è stato bello passare il tempo con te…” (punti di sospensione a manetta, servono sempre, danno la sensazione di profondità)

Il sorriso è d’obbligo. Non manca mai. E si torna a casa con la stuzzicante idea di cambiare davvero le cose. Che tutto sarà meravigliosamente diverso. Così parte la relazione. Ci si incontra una seconda volta, di sera, e scatta la limonata sulla macchina. Ovviamente il tutto con un panettone di frasi tragiromantiche sul come sei bella, come sei colta, come sei tanta. E soprattutto “non avevo mai incontrato una come te, nel mio mondo di merda“.

Si può dire, senza mentire, che le donne in generale sono delle creature strane. Siamo, delle creature strane. Lo ammetto. Fatte di convinzioni radicate, reali ideologie, fermi valori. Ma nella pratica facciamo decisamente cacare. Gli uomini sono semplici, riusciamo comunque a non doverci esporre più di tanto, con noi stesse, conoscere le parti oscure del nostro io. Con le donne, ci tocca. Parte un meccanismo, ad una certa, che lo fa innescare. Questo nostro mood psicotico e pericoloso. Quello che lascia l’altra decisamente perplessa.

senti.. io ti devo parlare
dimmi, sono qua amore mio
beh io, non so come cazzo dirtelo!” (lacrima e voce rotta)
dai ma dimmi, non preoccuparti” (carezza e dita tra i capelli)
io non posso stare con te… non più
oddio!” (indietreggiamento)
non fare così…” (lacrima copiosa)
ma cosa stai dicendo?
mi vedo con un’altra…
cooooooooooooosa???” (occhi sgranati)
amore.. ti prego, cerca di capire io non l’ho previsto, è capitato
ma come hai potuto? Io ho creduto in te…” (mani sulla bocca)

eh su facebook, ci siamo scritte per caso e ho capito che ho tanti punti in comune, è come se ci conoscessimo da sempre

vuoi dirmi che non vi siete viste?
si una volta ed è capitato, non era voluto lo giurooo
ma dove… quando?
la sera che avevi la febbre e sono andata al locale
puttana!
no puttana no, dai
si si, sei come gli uomini, non sei diversa, anzi.. sei peggio! Vattene!
non sai quello che dici…” (sguardo ferito e arrabbiato)

Beh, consolati amica mia, tempo dopo (circa una settimana massimo due) anche tra loro sarà finita. Perchè? Perchè come ho scritto sopra, donna e donna formano un’aura immensa di confusione. La donna supera l’uomo in qualsiasi meccanismo mentale, soprattutto nelle relazioni di coppia. Tradimento, passione, fantasia, confidenza, romanticismo. Ogni cosa la sa fare bene. Con l’uomo si equilibra, trova un compromesso spirituale. Con la donna vede sé stessa, riflessa come uno specchio. E si sente libera di anarchizzare i propri sentimenti. Peccato sia un pelo troppo limpida e diretta. E capita quel che capita. L’amore può sussistere, ma fatto di compromessi d’acciaio. E le donne sono fragili, costantemente in lotta con sé stesse. Come scendere a tali patti? Ecco perchè si arriva a tanto. Ed ecco che ci si lascia con un ricordo amaro. E si pensa solo ed unicamente:

quella è pazza

Siamo tutte pazze, donne. Ma siamo magicamente meravigliose. Nella nostra follia siamo magiche. Dunque sarebbe bello creare un mondo dove tutto questo non appare assurdo. Ma che gusto ci sarebbe poi? Senza un litigio, senza un’ incomprensione, senza uno schiaffone di tanto in tanto? Allora uomini e donne, donne e donne, uomini e uomini: amatevi l’un l’altro. Ma vi prego, donne, non pensate mai che passare all’altra sponda sia un salto di qualità. Rimarrete molto deluse.

A meno che…

p.s. questo post non parla di omosessualità, parla di donne, e dal mio personale punto di vista, con un pizzico di ironia ed un sorriso. Non sentiamoci prese in causa, cerchiamo di valutare all’interno dello scritto quanto ci appartiene e quanto no, e di conseguenza non sentiamoci toccate. Grazie 🙂

 

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