le celebri frasi delle clienti


Le clienti entrano e tu le saluti ma automaticamente sentono il bisogno spasmodico di chiedere: “posso dare un’occhiata?“. Ma perchè me lo domandi? Ma secondo te? Che cazzo di domanda è “posso dare un’occhiata?“. Un negozio è aperto, chiamasi “pubblico esercizio” e tu mi chiedi se puoi guardare? E che cosa entri a fare, fammi capire? Ma dietro questa domanda apparentemente stupida e priva di senso, si cela un pensiero che accomuna tutte le clienti di questo tipo. Traduzione: “non mi rompere i coglioni, non voglio che mi assisti, voglio solo guardare e andarmene senza sentirmi angosciata da te che vuoi vendermi per forza cose di cui non me ne frega un cazzo e dovrei essere educata e gentile e non ne ho voglia e mi metti in imbarazzo quindi stammi alla larga tanto non compro o se comprerò lo deciderò in completa autonomia e serenità“.

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Mi rendo perfettamente conto che “posso dare un’occhiata” è senz’altro meglio rispetto a quello che in realtà pensano ma trovo comunque che sia fastidioso, cazzo vuoi rispondere a una domanda del genere? La nostra risposta è classicamente “ma certo” traduzione breve di “veramente ti stavo solo salutando, scusami se tra le tante cose che una commessa deve fare per prendere lo stipendio c’è anche quella di essere naturalmente gentile ed educata“. Queste clienti vogliono il mass market, vogliono farsi i cazzi propri, guardare e decidere. Le capisco, io sono proprio così. Ma mai sono entrata e in risposta ad un “buongiorno” ho chiesto se potevo “dare un’occhiata“. Mi sentirei idiota.

Preferisco di gran lunga quella che entra e ti dice “do un’occhiata“, perentoria, senza lasciare spazio a dubbi. E’ tutto molto più chiaro. Oppure quelle che dicono “do uno sguardo, poi torno con calma“, ma perchè entri se non vuoi provare nè acquistare? Ma soprattutto perchè “con calma domani” se stai entrando ora, se non hai tempo non entri direttamente, posticipi. E poi ci sono le meglio, i premio nobel del prima di provare “ma non compro oggi eh? devo aspettare fine mese, giusto per farmi un’idea“. Io sfido qualsiasi commessa a servire questa cliente con entusiasmo. Ci si prova eh? Ma dentro soffriamo, moltissimo.

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Non da meno sono quelle che “ho visto in vetrina due mesi fa…“. Allora, parliamone. Se tu passi davanti alla vetrina e vedi un tranch che ti piace da impazzire ma perchè non entri e te lo provi? Ma perchè aspetti due mesi? Ma perchè credi che possa essere ancora lì ad aspettare te? E poi loro del “torno coi saldi“. Ma chi cazzo te lo dice che lo trovi ancora? Ma come si fa a non acquistare un capo se ti piace solo perchè vuoi pagarlo meno e devi attendere 3 mesi. Al di là del fatto se il prodotto sarà ancora disponibile tu rinunci a lui per 10 euro? A me verrebbe un’ansia attanagliante.

Vogliamo parlare della cliente con il cellulare? Precisiamo subito che 9 su 10 usano questa tattica per eludere i nostri tentativi di agganciarla. Se una parla al telefono come fai a romperle le palle? Nessuna mai interverrebbe su una telefonata privata, giammai. Quindi lei lo sa e abilmente parte le chiamata poco prima di entrare. Così lei guarda e nessuno la disturba. E si fa il giro senza guardare le commesse, scartabella i capi, a volte riesce anche a provarseli (ci sono stati casi di donne con l’auricolare che provavano abiti senza smettere di parlare, ora voi ditemi come cazzo hanno fatto!) e poi se ne va, sempre parlando al telefono. Ok, furba ma non è un tantino senza senso entrare nei negozi distratta dalla telefonata?

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Concludo con la domanda più epica, la migliore, la più famosa, quella che tutte le commesse ne parlano (oltre al “ci penso”, di cui scrissi già un articolo a parte), la domanda del colore:

che colori hai di questo maglione?
rosso e nero
verde no?
no, signora, verde no
nemmeno fucsia?

Che possiamo fare? Se non sono così noi non le vogliamo!

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facciamo una cosa a tre?


A parte che non scrivo da tipo, boh, un anno? Perchè? Beh non avevo stimoli né voglia, né idee né tempo. E forse dopo questo articolo tornerò in modalità silenziosa, tanto del mio blog non frega un cazzo a nessuno (vittimismo attivo). Ecco, a parte questo fatto, ho appena finito di colmare due ore del mio pomeriggio finendo una serie tv che avevo iniziato e che non vedevo l’ora di terminare. Questa serie fa acqua da tutte le parti ma soprattutto mi ha altamente innervosito. I personaggi, mi davano sui nervi, una in particolare, la volevo morta. Un telefilm assurdo basato su una relazione poliamorosa di tre imbecilli: moglie, marito e la terza (che diosanto ma più figa per tradirsi l’un l’altro no?).

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Ci sono loro, Jack e Emma, sposati, età non si capisce ma direi sui 40, una bella coppia americana con vicini simpatici, il cane, il lavoro e insomma che due coglioni di coppia. Non scopano più e quindi sono apatici, si guardano la tv con quel cazzo di carlino che ronfa lì sul letto e sospirano. Ma poi così dal niente lui decide di vedere una escort, ma una di quelle escort che non esiste: lei non scopa, se ti va bene è così altrimenti vai da un’altra escort! Beh i due si piacciono e quasi arrivano al dunque ma la moglie lo chiama. Torna a casa, lui confessa e lei non si incazza, anzi, il giorno dopo rintraccia la escort e ci esce lei, con limone finale annesso.

Ecco che inizia questa storia tra loro. Innamorati, appassionati, dolcissimi e tenerissimi. Si mollano, poi tornano insieme, cacciano la escort, poi la se la vanno a riprendere. Lei è gay, non è gay. A lei piace lei, no a lei piace anche lui. E poi decidono di avere un figlio e una casa tutta per loro. Ma alla fine… non spoilero. Vedetevela voi questa cagata.

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La riflessione: come si fa ad amarsi in tre? Come si fa ad andare oltre all’orgetta occasionale? Come cazzo si fa dopo 10 anni di matrimonio a decidere di fare una famiglia con una terza donna? Un figlio? Utero in prestito? Casa nuova? Ma sono la sola che ritiene impossibile possa andare tutto liscio? Io credo che l’amore non sia estendibile, non nella stessa forma e che non si possa vivere in tre senza che qualcuno si faccia male. La serie tv mi ha dimostrato che ho ragione. Oltre ad avermi fatto capire che chi ha inventato questa serie ci ha creduto ma a mio avviso ha fallito.

Due donne che si amano non possono amare anche un uomo, nello stesso momento. E, a parte il momento sessuale, che sicuramente è una giostra per il marito, se torni a casa e tua moglie è nella vasca con la sua amante e s’è stappata il tuo vino d’annata, non ci stai dentro! Non puoi. Non se l’ami veramente. Chiamatemi bigotta, ma una relazione a tre ci sta per brevi periodi, poi qualcuno si stanca. Secondo questo telefilm la moglie avrebbe prestato gli ovuli all’altra tizia, (cercava un figlio da 7 anni, invano) che fertilissima avrebbe sfornato il bambino e lei, la moglie, non si sarebbe mai sentita una cogliona, secondo loro? No, secondo loro sarebbero stati tutti felici.

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E quello che penso è poi l’epilogo della storia.

Una vicenda agghiacciante, a mio parere.

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gente da saldi, gente da pazzi


Tutti gli anni mi prometto di non scrivere nulla a riguardo, perchè detesto essere ripetitiva. In fondo lo so, ogni volta è sempre la stessa storia, ogni volta sono sempre le stesse scene. Ma è più forte di me, perchè ogni volta è sempre come la prima, non ci si abitua mai. I saldi. La gente da saldi. Loro, quelle persone che attendono fameliche quel giorno, che sia lunedì, che sia domenica, che sia la befana, che sia ferragosto, loro ci saranno. Appostate davanti alle porte in attesa che apri e ti assaltano il negozio. Non importa se il capo non piace, non importa se non era quello che aveva visto il mese prima, l’importante è risparmiare!

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Anche quest’anno ho potuto osservare la rivolta delle donne durante i saldi, loro sono il genere umano più affamato, feroce e determinato. Durante i saldi scoperchiano il lato oscuro, la parte maledetta che vibra nelle viscere e danno il meglio di sé. Come? Beh, innanzitutto il portamento. Si muovono all’interno del negozio come animali in gabbia, spintonano, travolgono, calpestano tutto quello che capita a tiro, commesse comprese. Non esiste una linea retta per loro, solo zig zag. Si buttano su ogni mensola, ogni ripiano, ogni tavolo, ogni rella. Loro devono avere tutto. E lo avranno, a costo di tornare a casa con ematomi ovunque.

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In camerino portano il mondo, non si accorgono nemmeno di aver perso il marito o che addirittura se n’è andato, spaventato dall’orda di femmine che si muove negli ambienti. Ma non importa, loro devono provare tutto. I camerini vengono assaltati senza tenere conto che noi siamo lì, a dover smistare la fila come vigili. No, noi non ci siamo, non esistiamo. Ci sorpassano e cercano il camerino libero (le tende tutte chiuse, loro le aprono incuranti della cristiana dentro che si sta spogliando). E se le fai notare che sono occupati si piazzano davanti ad uno qualsiasi come se fossero ai seggi elettorali. Minchia, ma nemmeno la sala d’attesa del medico di base!

Una volta provato ogni capo possibile, escono. Hanno in mano una canotta. Si avvicinano e ci sorridono domandando “ma non andrà al 50?“. Una volta convinte che con il 40% fanno comunque un affare e che noi non sappiamo quando ci saranno ulteriori ribassi, se ne vanno e in noi serpeggia la paura, il terrore di aprire quella tenda. Sappiamo perfettamente cosa troveremo: ammassi di vestiti raggomitolati e buttati ovunque, grucce a terra o appese una con l’altra. E tutte le volte non me lo spiego, non me ne capacito. Perchè non li hai raccolti e portati a me? Perchè questa cafonaggine? Una risposta l’avrei ma è preferibile non scriverla.

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In cassa fanno file chilometriche, sono disposte ad attendere ore pur di accaparrarsi l’affare del secolo. Se qualcuno osa superare può scoppiare una rissa. La gente da saldi non ha pietà, non ha paura di nulla, è capace di qualsiasi cosa. La gente da saldi non cambia mai. Sempre incurante, sempre agitata, sempre ignara della loro vita. Arrivano alle 8 del mattino, arrivano alle 9 di sera. Non importa della famiglia a casa (il più delle volte se la portano appresso), non importa della cena da cucinare. Non esiste altro che la percentuale di sconto su un cazzo di maglione, che fra un mese non lo metti più che ci sono 25 gradi.

E poi ci sono le richieste da saldi. Il primo giorno, pieno di gente, tu commessa assaltata e coperta di vestiti, e lei arriva da te.

Scusa? L’anno scorso ho comprato questa giacca e aveva il bottone di scorta. L’ho smarrito, non è che ne avete uno?

Penso di non dover più aggiungere altro.

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